L’obbligatorietà dell’azione penale secondo l’art. 112 CostIT; paga solo il più debole

L’obbligatorietà dell’azione penale secondo l’art. 112 CostIT; paga solo il più debole

Organizzato dal Centro di Studi bancari di Villa Negroni a Vezia (Svizzera) si è svolto il 26.01.2015 un convegno intitolato Voluntary Disclosure: la prospettiva della piazza finanziaria svizzera.

I relatori erano di prim’ordine: Aldo Polito direttore centrale accertamento dell’agenzia dell’entrate Roma, Francesco Mucciarelli professore di diritto penale all’Università Bocconi, Renzo Parisotto della commissione tributaria ABI e i signori Severino Pugliesi e Stefano Sala del Credit Suisse di Lugano.

La giornata è stata magistralmente diretta dal Presidente dell’Associazione Bancaria Ticinese Claudio Generali.

A differenza della Svizzera, i reati fiscali in Italia sono anche reati penali.

Ciò ha gravi conseguenze non soltanto per gli evasori dell’erario, bensì per tutte quelle persone che mettendo a disposizione le loro strutture finanziarie hanno in un certo senso concorso all’occultamento dei capitali.

Il professor Mucciarelli ha più volte sottolineato durante la sua relazione che non c’è nessuna ragione per distinguere un rapinatore da un evasore fiscale, cosicché se il concorso morale (cioè la possibilità di condannare anche chi consiglia il delinquente) vale per i complici del primo, lo stesso deve valere per il complice del secondo.

Tutto ciò è poi rafforzato dal richiamo dell’art. 112 della Costituzione Italiana il quale con una formula lapidaria afferma “il Pubblico Ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale”.

Di conseguenza, scoperto l’evasore, il Pubblico Ministero non può fare a meno di procedere contro di lui e contro tutti quelli che l’hanno aiutato, anche solo tramite consigli. In una definizione così larga di concorso morale, nessuno degli operatori finanziari della Piazza di Lugano siano essi fiduciari, gestori patrimoniali, o funzionari di banca può sentirsi al sicuro.

Tuttavia anche le banche stesse sono delle persone e quindi esse stesse sono suscettibili di subire l’azione penale.

La perquisizione del 21.12.2014 presso gli uffici del Credit Suisse di Milano suscita un grosso problema.

La guardia di finanza ha scoperto tra 900 e 1’000 false assicurazioni del Credit Suisse Bermuda destinate a frodare il fisco italiano.

È noto che nei mesi precedenti l’entrata in vigore dell’Euroritenuta, molte banche tra cui il Credit Suisse si sono affrettate a inventarsi degli strumenti para giuridici da offrire ai loro clienti a scopo di incitarli a non pagare l’Euroritenuta.

L’iniziativa non è venuta dai clienti, bensì dalle banche stesse che si sono fatte parte diligenti nell’offrire sistematicamente ai loro clienti, che spesso non avevano nessuna idea al proposito, la possibilità di sfuggire alla tassazione.

A questo punto è stata posta nella sala la domanda se le banche svizzere dovevano attendersi un’alluvione di procedimenti penali da parte di Pubblici Ministeri italiani.

La risposta è stata sorprendente.

Il Professor Mucciarelli, anziché sfoderare l’obbligatorietà dell’azione penale cavallo di battaglia della sua relazione, ha abbassato la testa e si è messo distrattamente a scarabocchiare il suo taccuino. Altri relatori hanno sussurrato che le banche non subiranno nessun’azione penale poiché la diplomazia svizzera si è messa in moto.

Bene è giusto e utile che la diplomazia svizzera si metta in moto per ridurre a cartastraccia l’obbligatorietà penale contro le banche. Tuttavia poiché alla base del principio dell’obbligatorietà dell’azione penale sta il principio dell’uguaglianza sancito dall’art. 3 Cost, sarebbe perlomeno auspicabile che l’inazione del Pubblico Ministero valga non soltanto per le banche svizzere, bensì anche per i clienti traditi.

Dopo aver illegalmente permesso la trasmissione dei dati dei propri clienti in Italia, il Credit Suisse ora ha approntato una Take Force di funzionari preposti ad aiutare questi clienti nella raccolta della documentazione da sottoporre alle Autorità fiscali e penali italiane. Un po’ poco a dire il vero.

 

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